Silvia – GRECIA – Vrachati (gennaio – luglio 2008)

nome: Silvia    età: 26Testina
studi: laurea in scienze e tecniche dell’interculturalità
lingue: inglese,spagnolo,francese
primo contatto con l’Eu Direct: marzo 2007
partenza: gennaio 2008

Dopo un intensissimo anno di Servizio Civile  nel nostro ufficio Eu Direct  Silvia è partita!
La durata del progetto dovrebbe essere di 6 mesi. Destinazione  Vrachati (Grecia ), una  bellissima cittadina turistica  affacciata sul mare e immersa nel verde. Lì, in questa splendida cornice, Silvia avrà modo di dedicarsi al suo progetto SVE, e cioè all’organizzazione di attività di pittura, teatro, cucina… Il tutto all’interno di una scuola materna.

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Ecco il primissimo report di Silvia:
Sono qui solo da una settimana e mi sembra già passato un sacco di tempo in realtà! Il paesino dove vivo si chiama Vasiliko: quattro casette in tutto in cima ad una collina di aranceti e oliveti. Non ci sono autobus né collegamenti d’altro tipo con la prima cittadina nei paraggi, però il panorama è impagabile! E poi…ci si muove in autostop! E ogni giorno è un’avventura!
Le mie compagne d’appartamento, almeno fino a febbraio, sono 4 ragazze provenienti rispettivamente da Austria, Germania, Repubblica Ceca e Ungheria. Alla veneranda età di 26 anni sono la “nonna” della situazione: l’età media in casa è di 22 anni! Perciò, un consiglio…sbrigatevi a presentare domanda per lo SVE!!! Prima vi muovete, prima avrete l’opportunità di mettervi in gioco in un’esperienza europea a cui seguiranno di certo molte altre
Ieri ho avuto la mia prima lezione di lingua greca e pure di cucina…inutile dire che la seconda è tra gli appuntamenti più attesi della settimana. Quanto alla lingua, non è delle più facili, è vero, ma lavorando in un asilo, la full immersion è garantita.
Oggi ho iniziato a tutti gli effetti a lavorare all’asilo di Vocha, un paesino a 4 km da Vasiliko. Mattinata tosta perché sono stata assegnata al gruppo dei più piccoli e se ne sono viste delle belle. Non che abbia capito un gran che di quel che mi dicevano, però, per fortuna, coi bimbi si va ben oltre le difficoltà linguistiche e ci si intende in ogni caso! Più o meno… Beh, vi saprò dire prossimamente come procede…
Ya sas pedià(ciao ragazzi)!!!
E’ da un po’ che non scrivo e non perché di cose non ne siano successe qui in Grecia, anzi… Diciamo che ho voluto meditare a freddo questo report.
Ci sono stati dei problemi, abbastanza seri, relativi alla mia salute. Problemi che si sarebbero potuti evitare anche facilmente, ma si sa,non tutti siamo fatti allo stesso modo e come spesso succede a questo mondo, ci sono alcune persone con cui bisogna fare la voce davvero grossa. Mi spiego: in casa mancavano acqua calda e riscaldamento. Ora mi viene da ridere se ci penso, ma a fine febbraio, dopo più di un mese di continue malattie legate alla condizione abitativa, son dovuta rientrare in Italia per farmi curare come si deve. Il tutto perché il mio coordinatore non sentiva ragioni e davanti alla naturale richiesta di avere almeno acqua tiepida e 18 gradi in casa rispondeva che la bella stagione era alle porte e bisognava solo pazientare.
Non mi dilungo in dettagli, comunque dopo tre settimane passate in Italia per ristabilirmi, ho deciso di rientrare in Grecia. Prima del rientro ho fatto una bella chiacchierata con lo staff dello Europe Direct per decidere la linea da tenere con il mio simpatico coordinatore: prima un’e-mail cordiale e, poi, in caso di necessità, una lettera ufficiale.
Quando ho ripreso la valigia in mano ero sicura che sarebbe stato solo per confermare l’idea negativa che già mi ero fatta dell’esperienza e tornare indietro. E per la prima settimana così è stato perché mancavano ancora acqua calda e riscaldamento. Poi, non so come, magari una dose di sana esasperazione, la seconda settimana, trovandomi sempre ad affrontare i soliti problemi, ho chiamato il mio coordinatore e ho chiesto udienza. E’ stata una discussione al vetriolo, abbastanza sofferta da parte mia, ma risolutiva. Mai  e poi mai avrei pensato di usare certi toni in una discussione, però, proprio la mia voce arrabbiata di quel pomeriggio sarà una delle cose che mi porterò dietro come momento chiave del mio EVS.
Dopo quella discussione le cose sono cambiate, radicalmente. Ora sto bene e stare bene fisicamente mi permette di rendere appieno nel mio progetto, cosa che prima mi era  stata resa impossibile. Il messaggio che voglio lasciare è di essere sempre ben consapevoli del proprio ruolo di volontario, dei propri doveri, ma anche e soprattutto dei propri diritti. Non fatevi ingannare dai tanti che vi dicono che, in quanto volontario, dovete essere pronti a tutto. Lo spirito di adattamento è 1 cosa, la tutela della vostra salute un’altra. Come potete rendervi utili ed aiutare gli altri se non vi mettono nelle condizioni per farlo?