nome: Margherita età: 23
studi: laureata in Economia e mercato delle finanze
lingue: inglese, sloveno, tedesco
primo contatto con l’Eu Direct: gennaio 2009
partenza: agosto 2009

La nostra giovane volontaria, solo dopo 6 mesi dal primo contatto con il nostro ufficio, ha preso ufficialmente il volo per la Polonia dove il centro di accoglienza per rifugiati e gli altri volontari europei l’hanno accolta molto calorosamente. Margherità,  resterà a Bialystok per 8 mesi. Arrivata da solo una settimana ci ha già mandato un breve ma sognificativo report. 
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Primo report:
Sono qui in Polonia da una settimana, ormai ho già ingranato il ritmo di questa nuova vita :) I coordinatori e gli altri volontari mi hanno accolta molto calorosamente! I volontari con cui lavoro sono 3, una ragazza francese, una bulgara e un ragazzo turco. Abbiamo fatto subito gruppo, nonostante le differenze tra di noi e le difficoltà di comunicazione! Il lavoro con i bambini è meraviglioso, fanno un chiasso pazzesco, ma sono affettuosissimi e divertenti! Il progetto è proprio pensato a misura di volontario, il corso di lingua procede bene, e poi vengono organizzati solo per noi dei workshop artistici, dove possiamo imparare varie tecniche da mettere poi in pratica nell’asilo. Sono assolutamente entusiasta di tutto!

Secondo report:
eccomi :) tornata dall’on arrival training a varsavia più entusiasta di prima! ho conosciuto un sacco di persone in gamba, divertenti  e che mi hanno dato un sacco di carica in più! lo scorso fine settimana sono stata a Cracovia con gli altri volontari del mio progetto, eravamo ospitati da altri volontari SVE! Cracovia è una città magica, ma preferisco Varsavia, è un mix fantastico di modernità, passato e reminescienze sovietiche!

Terzo report:
Dopo 3 mesi che mi trovo qui in Polonia mi sembra il tempo di fare un bilancio sul periodo da me trascorso qui.
L’esperienza finora è senz’altro positiva, ho conosciuto un sacco di persone interessanti, a partire dagli altri volontari (adesso si sono aggiunti un ragazzo ed una ragazza tedeschi) e poi tutti i colleghi della fondazione, la mia mentor e la coordinatrice. è stato un periodo che però mi ha fatto anche molto riflettere: le persone con cui sono a contatto ogni giorno non sono solo persone che hanno perso tutto, ma tutte hanno vissuto e/o visto cose terribili, bambini compresi. I segni che portano del loro passato sono chiarissimi, non ci sono barriere linguistiche per capirli. Proprio per questo lavorare con i profughi è tutt’altro che facile, la cosa più importante che hanno perso è la speranza, non si può parlare di futuro con loro, nè di sogni o ambizioni. Molti sono freddi nei nostri confronti, l’unica cosa che vorrebbero è tornare a casa o poter finalmente avere una vita normale in un altro paese.
Gli stranieri probabilmente non sono ben accetti da nessuna parte, ma qua in Polonia manca proprio un concetto di integrazione. è in questa direzione che si muovono la fondazione presso cui lavoro e il progetto stesso in cui sono coinvolta. Per far riflettere i bambini su questi temi abbiamo organizzato una recita teatrale; la morale era che non esistono colori, abbiamo tutti gli stessi diritti.
Una nota positiva, fra tanti ceceni con cui siamo in rapporti superficiali, qualcuno c’è che cerca la nostra amicizia. A. è qui da otto mesi con suo marito e i suoi figli. Tra lei, suo marito e noi volontari si è instaurato un rapporto di amicizia, nato da un lato dal bisogno disperato di parlare della guerra, del passato e delle proprie paure; dall’altro da un desiderio di avvicinarsi a queste persone, e facendosi raccontare la loro storia di poterle capire meglio.
Più passa il tempo più mi sento coinvolta in questo progetto, spero di poter dare e fare ancora di più nei prossimi 6 mesi!