Partita il 7 settembre 2016 per la SpagnaRID_Fiesta de despedida con tutti i volontari
Nome: Giuliana   età alla partenza: 27 anni
studi: Laurea Magistrale in Italianistica
lingue: inglese, spagnolo
periodo SVE:  settembre 2016 – agosto 2017 (11 mesi)
Paese di accoglienza: Spagna
Ente accoglienza: PIC no: 940461755
Organizzazione: Fundacion Alonso Quijano
Primo contatto con l’ufficio EDIC: marzo 2016

Giuliana è partita il 7 settembre 2016 per il suo SVE in Spagna, esattamente a Malaga, grazie al progetto “EVS now”. Giuliana, svolgerà il suo progetto SVE di 11 mesi presso la Fundacion Alonso Quijano aiutando nelle attività  realizzate dall’associazione presso l’ospedale per mamme e bambini di Malaga. Inoltre aiuterà a portare avanti il progetto “stare meglio con i libri”, nelle attività di supporto e collaborazione nel programma “lingua spagnola per gli immigrati” e nel progetto “Libri per il mondo” grazie al quale potrà scegliere, organizzare e classificare i libri donati alla fondazione. Giuliana aiuterà anche nell’aggiornamento del sito delle Fondazione così da promuovere maggiormente le attività che esso porta avanti

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Prima di partire per il suo Servizio Volontario Europeo Giuliana ha fatto questo divertente video:

Report 1 – 7 settembre 2016

La malaga educacion – ovvero la mia esperienza Sve a Malaga

CAPITOLO 1 – MA LA GA’  comincia’ el sve? (trad. dialetto triestino: ma ha cominciato lo SVE?)
Me lo ricordo ancora quel giorno. 5 e 30 del mattino. Ore di sonno pervenute: 2. Frequenza cardiaca irregolare. Varcando la soglia di casa trascinavo con me un valigione di vestiti tra i quali si mimetizzavano maglioni pesanti di paure e dubbi, abiti colorati di entusiasmo e curiosità e la biancheria fresca e leggera dei sogni. Mi sembra sia passato tanto tempo da quel caldo mercoledì di settembre, eppure sono qui, a Malaga, da soli 18 giorni. Pochi rispetto a quelli che ho ancora davanti, abbastanza per iniziare ad assaporare una nuova esperienza.
In pochi giorni una catapulta ti fionda in un altro paese, in un’altra casa tra persone nuove che parlano un’altra o più lingue.
Ogni giorno costruisci nuove abitudini, ricerchi equilibri differenti e i tuoi occhi cominciano a colorarsi di facce nuove, di strade inesplorate, di emozioni forti quanto l’impatto con la tua nuova vita per i prossimi 11 mesi. Le prime persone che incontro quel giorno in aeroporto sono Belen, Alfonso e Leo con i quali lavorerò presso la Fondazione Alonso Quijano che si dedica alla promozione della lettura attraverso innumerevoli attività alle quali mi sto già appassionando: già quel giorno questi miei primi compagni di “avventura” mi fanno varcare la soglia dell’associazione, dove ad aspettarmi ci sono centinaia e centinaia di libri e sorrisi pronti ad accogliermi. Anche altri due sorrisi mi stanno aspettando a casa, Ana e Maarja, le mie coinquiline che vengono dall’Ucrania e dall’Estonia. Tralasciando il discorso “senso dell’orientamento” (sempre sia lodato Google Maps!) pian piano comincio a prendere confidenza con il programma per registrare i nuovi soci, imparo a individuare i libri da inviare in America Latina, quelli da destinare alle minibiblioteche sparse per la città o agli eventi organizzati dall’associazione, parlo al telefono con aspiranti studenti e professori volontari per organizzare il piano orari delle classi gratuite di spagnolo per gli immigrati, vado all’ospedale materno infantile per affiancare i volontari nel loro compito di promuovere la lettura e regalare un sorriso ai bambini che si trovano lì e molto altro ancora. Tutto questo sempre affiancata da Leo, il volontario francese che condivide lo Sve con me e da Belen e Alfonso che, con pazienza e molto fiducia, ci stanno introducendo a piene mani nel loro mondo.
Riassumere in qualche riga il concentrato di esperienze già vissute e in corso è praticamente impossibile ma posso dirvi che, come Alonso Quijano meglio noto come Don Chisciotte, armata di coraggio ma soprattutto di forte convinzione, “combatto” ogni giorno contro i mulini a vento azionati dal turbine di emozioni e pensieri che frastagliano la mia mente. Un gioco da ragazzi? No ma neanche una montagna insormontabile. Imparo a scalare passo a passo quelli che mi sembrano sentieri a volte impercorribili con la mia bella imbracatura di tutto ciò che finora ho costruito ovvero me stessa, con pregi e difetti, qualità e limiti. E sapete qual è la scoperta più bella? Che quello che il giorno prima mi faceva paura, il giorno dopo lo posso guardare con soddisfazione e con un sorriso da qualche metro più sopra. Davanti a me ancora molti mesi, piccole e grandi conquiste e mi sento molto fortunata a poter “scalare” questo Sve, qui a Malaga, nella Fondazione Alonso Quijano. Al prossimo racconto, hasta pronto!

Versione in spagnolo

Report II ottobre 2016

Ma la gà..scoperto qualcossa?..ovvero..La bocca della veritá
L’altro giorno Belén, la mia tutor nella fondazione “Alonso Quijano”, si stava arrovellando alla ricerca di un’idea originale. L’arduo compito consisteva nel trovare qualcosa da mettere nello scatolone di halloween del figlio; qualcosa che desse la sensazione di viscido ai bambini che dovevano inserire la mano nello scatola senza che, peró, si macchiassero.

Mentre Belén cercava qualche soluzione, mi venne in mente la scena del film Vacanze Romane con Audrey Hepburn e Gregory Peck. Ve lo ricordate? Audrey aveva paura di introdurre la mano nella “bocca della verità” perché c’era il rischio che le venisse tagliata, come raccontava la leggenda.

A volte la paura di “inserire la mano” nelle cose inesplorate della vita ci blocca e spesso desistiamo dal farlo. Però la nostra voglia di vivere nuove esperienze e conoscerci meglio, ci aiuta a trovare la motivazione per introdurre la mano e per introdurci nella bocca della verità di una nuova vita.

Con questo non voglio dire che dobbiamo lanciarci nel vuoto di una qualsiasi esperienza senza la solida imbracatura del nostro “grillo parlante” interiore però, a volte, l’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è incamminarci e ascoltare le nostre sensazioni, anche se non conosciamo quello che sta al di là della “bocca della verità”.

Dopo il primo mese in questa città, trascinata dal vento entusiasta delle novità, ho iniziato pian piano a rendermi conto che la mia vita conosciuta si trovava altrove, lontano, che ogni giorno c’era qualcosa di nuovo e che spesso non sapevo come affrontarlo, e sì, ho avuto paura. Quando ti trovi lontana dalla tua vita di sempre, ti puoi sentire come Audrey. Metto o non metto la mano in qualcosa che non conosco, che non so come andrà a finire?

Diciamo che già la scelta di venire qui è stato un passo importante: il primo, il più difficile da fare. E così, passetto dopo passetto, mi accorgo che nonostante la paura dell’imprevedibile e di quello che ancora non conosco o non so fare, ho il coraggio di inserire la mano nel leggendario “tritatutto” della bocca della verità. Quando tutto è nuovo e puoi far affidamento solo su ciò che hai intorno e dentro di te, le tue risorse fioriscono, la tua fiducia germoglia.

Nel racconto dello scorso mese ho detto che mi sentivo come Alonso Quijano, il Don Chisciotte, una piccola lottatrice che sfodera le sue capacità contro i molini a vento delle emozioni. In questo mese, ai personaggi che recitano nel film della mia anima, mi piacerebbe aggiungere Audrey Hepburn e le sue sensazioni davanti alla bocca della verità. Sì, mi sento come nel film Vacanze malagueñe o, meglio, Lo Sve malagueño.

La maggiorparte delle persone pensa che una ragazza giovane che si trova lontano, in un paese pieno di movida e sole come questo, trascorra le sue giornate prendendo il sole, bevendo sangria, sotto le palme e niente più. Sì, questo qualche volta può succedere ma la parte più importante per me è la vita quotidiana, il mio lavoro di volontariato nella fondazione, la condivisione di questa esperienza con gli altri volontari dai vari paesi europei.

In questo modo quella che si pensa sia una vacanza lunga 11 mesi, in realtà diventa qualcosa di molto più significativo ed emotivamente pregnante. La tua mente si arricchisce e cambia e questo vale più di qualsiasi altra cosa, questo, credo sia il vero senso del Servizio di Volontariato Europeo.

In quest’altro posto d’Europa, c’è una fondazione che mi sta insegnando tanto e non solo professionalmente. Sto imparando, facendo; sto migliorando la lingua, parlando e tutte queste sono opportunitá in cui sto scoprendo veramente come sono al di fuori della mia “zona di comfort”. Tutto è una gran bocca della verità e l’unica cosa che mi sento di fare è mettere la mano in tutte le cose nuove che arrivano, ascoltando attentamente le sensazioni, buone o cattive, che mi trasmettono.

La cosa più importante è che non sono sola perchè c’è sempre una mano pronta ad aiutarmi nella fondazione,a casa, all’ospedale…spetta solo a me avere l’umiltà e la fiducia per accoglierla.

La scalata di questa montagna dello Sve continua, attraverso il coraggio e l’immaginazione creativa della piccola Don Chisciotte che è in me, attraverso i molini a vento dei miei pensieri, con i dubbi però anche con le scoperte inattese e positive di una “Audrey Hepburn malagueña” davanti alla bocca della verità di questa esperienza. E chissà quanti altri personaggi ci sono ancora da scoprire in questo viaggio! Siete curiosi?? anche io! Prossimamente sui nostri TeleS(V)chErmi!

Versione in spagnolo

REPORT III – dicembre 2016

MA LA GA’…trova’ quel che ghe piasi far?.. ovvero Le radici di una passione

Alcuni giorni fa sono stata al cinema a vedere “Un monstruo viene a verme”, una storia drammatica di fantasia che non credo uscirà presto nelle sale italiane. Per questo, cari amici italiani, vi consiglio di vederla assolutamente, o in inglese o in spagnolo.In questo film il protagonista, Connor, sta vivendo una situazione familiare e personale troppo pesante da sopportare, per la sua giovane età. Un mostro che lo viene a trovare tutte le notti, lo aiuterà ad affrontare i suoi incubi. E sapete che sembianze assume questo mostro? È un albero. Sí, proprio come gli alberi spogli dell’autunno. Questo mostro racconta tre storie a Connor però lui, visto quello che sta vivendo, le considera “stupide e inutili”.Non posso e non voglio raccontarvi la fine però desidero dirvi che questi racconti “stupidi e inutili” saranno le sue risorse per affrontare la vita. Non gli serviranno per cancellare o evitare il dolore, bensì per affrontarlo, accettarlo e abbracciarlo.In una vita che non ha tempo per niente, stiamo perdendo le storie e il loro potere di consapevolezza e arricchimento. Stiamo perdendo le stagioni della vita e gli strumenti per affrontarla. Stiamo perdendo la preparazione necessaria dell’autunno e, in questo cambio, l’unica cosa che stiamo guadagnando è un inverno continuo, dentro.Vedo occhi sempre più veloci ma meno attenti. La lettura necessita tempo, attenzione e valorizzazione. Se non crediamo e non investiamo in questa promozione, vivremo veramente una grande perdita.A volte, negli ultimi anni, l’opinione comune mi ha instillato il dubbio che i miei studi letterari fossero inutili. Il “mio albero” è rimasto senza nutrimento e le foglie della mia passione hanno cominciato a cadere. Proprio la stessa cosa che accade in autunno nella natura.L’autunno non mi è mai piaciuto molto: comincia il freddo, le ore di luce  si riducono, le foglie vecchie abbandonano gli alberi. L’autunno mi ha sempre trasmesso un senso di malinconia.Tuttavia, quest’anno, lo sto vivendo diversamente. Abbraccio questa malinconia e, per la prima volta, ne scorgo il suo lato nascosto e affascinante. Quello che ho sempre vissuto come una perdita, di luce, di foglie, di salute (nel mio caso), ora lo vedo come una preparazione necessaria al cambiamento.Quando si cambia, si perde sempre qualcosa per lasciar spazio alle novità. In ogni cambio si può guadagnare in consapevolezza, in opportunità, in felicità però anche in disillusione o sofferenza. È il rischio che si corre ogni volta.Perchè vi sto parlando dell’autunno? Perchè l’autunno è una stagione, anche della vita. Una tappa nella quale le tue “foglie vecchie” cadono perchè tu possa rifiorire. Tuttavia, ciò che veramente conta, le tue radici, quelle rimangono. Sono la tua connessione con la natura della tua anima. E la mia anima è cresciuta con i racconti. Racconti che posso leggere tra le pagine di un libro, negli occhi della gente, nei loro gesti.In questo mese di foglie che cadono, ho rafforzato le radici del “mio albero”. Sí, mi sento come il Connor del film “Un monstruo viene a verme”. Cosciente del potere dei racconti, letti e raccontati. Sempre sono stati e sempre saranno la mia linfa vitale.Novembre, questo novembre, è stato per me il mese in cui mi sono resa conto di quanto mi stia arricchendo e aiutando il mio volontariato nella Fondazione Alonso Quijano, per la promozione della lettura. Ho piantato nuovi semi nel campo della mia passione, e ho fatto cadere le foglie dei pensieri negativi. Si, questi sì che erano “stupidi e inutili”.Versione in spagnolo

REPORT IV – gennaio 2017

Gli spiriti del mio “Canto di Natale” ovvero MA LA GA FESTEGGIA’ EL NADAL?
“Lo spirito del passato, quello del presente e quello del futuro, vennero a far visita a Ebenezer Scrooge, per mostrargli la sua vita”. Nei miei pensieri, ogni anno, quando si avvicina il Natale, appare lo spirito..ehm scusate, il ricordo di questo cartone animato.Quando era piccola mi faceva paura perchè aveva delle scene veramente drammatiche: immagini, sensazioni che ancora non era il momento giusto per comprendere. “Il Canto di Natale” è qualcosa che mi ha accompagnato per anni, fra dubbi e inquietudine.Anche in quest’anno in cui ho passato le feste in un altro paese, il fantasma del Canto di Natale è venuto a farmi visita.Il Natale a Málaga all’inizio è stato difficile però si è concluso meravigliosamente: non è facile festeggiare qualcosa che si è abituati a festeggiare in famiglia, quando ti trovi lontano dalla tua. Fra luci, negozi sempre aperti, coppie e famiglia felici, ti puoi sentire veramente solo. Ho dovuto vivere questa sensazione amplificata di solitudine, per capire veramente che non ero per niente da sola.Quando ti manca qualcosa, ti rendi conto del suo valore: non parlo della nostalgia per ciò che sta lontano, nel tempo. Qualcuno che se n’è andato, qualcuno che ci ha fatto soffrire in passato, qualcosa di bello vissuto nel nostro passato e che ora non esiste più. No, questo tipo di nostalgia fa male e toglie valore al tuo presente.Parlo di quella nostalgia per ciò che sta lontano, però fisicamente. Non è il passato, è il tuo presente, e il tuo futuro, E non è un fantasma, è una presenza vera, reale nella tua vita.La distanza ti fa prender coscienza di ciò che hai veramente, attorno a te.Vivo da quattro mesi a Màlaga. Sono state feste diverse ma non per questo meno preziose.Sempre più mi accorgo di quanto questa esperienza mi stia illuminando come le luci di Natale. Sono talmente brillanti che all’inizio non ti lasciano vedere bene ma dopo, ti permettono di portarti  quelle luci nel cuore, e lo sguardo sulla tua vita cambia.Il mio regalo di Natale è stato proprio questo: una nuova luce per guardare ciò che ho accanto. In Italia ma anche qui. Nella Fundación Alonso Quijano ho trovato una seconda famiglia: hanno arricchito il mio presente.La distanza aiuta a guardare in maniera diversa ciò che sta lontano, anche il tempo. Puoi guardarlo e decidere se veramente il tuo passato abbia per te più valore del tuo presente. Valorizzare il mio presente fatto di presenze, qui e in Italia, mi sta aiutando, pian piano, a spostare le luci della ribalta dal mio passato. Non per dimenticarlo ma per togliergli quel ruolo di protagonista della mia vita.Lo spirito del passato è parecchio egocentrico ma poco a poco si sta stancando anche lui.Questo mese vorrei aggiungere alla lista dei personaggi del film del mio Sve, Scrooge e i suoi spiriti. Aspettate,ne manca uno! Il fantasma del futuro!A volte arriva prima che mi addormenti e mi domanda:” e ora? Che farai? Dove vivrai? Quale sarà il tuo lavoro?”Tutto finisce in agosto, ricordatelo. E io gli rispondo: Mi dispiace per te ma ho appena cominciato a vivere il mio presente, non ho tempo per pensare anche a te. Buona notte.”Versione in spagnolo

Report V – febbraio 2017

«Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Giuliana, tanti auguri a te.» Il 25 gennaio ho spento 28 candeline, circondata dalle persone che amo di più al mondo: la mia famiglia ed i miei amici. Ero tornata in Italia dopo quasi 5 mesi dalla mia partenza. Vi ricordate il primo racconto che ho scritto a settembre, appena arrivata a Málaga?

«Varcando la soglia di casa mia trascinavo con me un valigione di vestiti tra i quali si mimetizzavano maglioni pesanti di paure e dubbi, abiti colorati di entusiasmo e curiosità, e la biancheria fresca e leggera dei sogni.»

Andar via questa volta, con la stessa valigia ma con una destinazione e un’esperienza differenti, mi ha commossa. Portavo con me il posto del mio cuore, Trieste. La città dove sono nata, cresciuta e dove vivono le persone che sempre mi hanno amata e sostenuta.

Allo stesso tempo mi accompagnava la consapevolezza che, fra varie sfide, avevo incontrato la culla della mia anima, proprio a Málaga.

Ero cosi piena di entusiasmo, così grata e tanto orgogliosa: raccontavo a tutti della mia Málaga, della mia vita lì, del lavoro in Fondazione e nell’ospedale, di come si prendevano cura di me, come se fossi una di famiglia. I miei occhi non smettevano di brillare. Il 25 gennaio ho soffiato su 28 candeline desiderando, per la prima volta in vita mia, che nulla cambiasse. Questa è la felicità, mi sono detta.

Sono tornata la notte di domenica 30, tanto impaziente di raccontare quanto bene ero stata, pronta per concretizzare le miei idee, impaziente di dare un contributo più personale alla Fondazione. Il meglio stava per arrivare, mi dicevo.

Quella notte, invece, arrivò il peggio, ciò che non mi aspettavo per niente. Attraverso un messaggio su Facebook, Léo, il mio compagno di viaggio nel volontariato, mi avvertiva che lasciava il progetto. Da un giorno all’altro.

La mattina dopo fu terribile: mi sentii come se avesse spento le candeline delle speranze mie e della Fondazione. Non poteva essere vero. Ancora una volta in vita mia, stavo desiderando di non vivere ciò mi stava capitando. Questa è la delusione, mi dissi.

Nel mese di Carnevale, non avevo voglia di mascherarmi con un sorriso, fingendo che tutto stesse andando bene.

C’erano giorni in cui mi sembrava di essere come Alice nel Paese delle Meraviglie. Persa, delusa, sola nel suo mondo fantastico. Alice, nell’intento di aprire la porta, non aveva la forma adeguata per raggiungere le chiavi. Era troppo grande o troppo piccola.

Ancora una volta in vita mia, non mi sono sentita adatta. Aspettando davanti ad una porta chiusa, incapace di aprirla. Ho pianto tanto, non mi vergogno a dirlo. Ero in un mare di lacrime, potevo annegarci dentro. Però non volevo annegare.

Se non vuoi finir sott’acqua – mi sono detta – l’unica cosa da fare è nuotare. Muoversi, far qualcosa. Anche se non sai dove andare, anche se la tua testa è piena di dubbi, devi continuare a nuotare.

La chiave per aprir qualsiasi porta è in me, nel mio atteggiamento. Il mio modo di essere, questo è ciò che mi apre le porte.

Un giorno soffieró sulle mie candeline, valorizzandomi veramente e desiderando che il mio modo di essere, non cambi mai. Anche se intorno tutto dovesse mutare, nel bene o nel male, desidero continuare ad essere come sono.

La felicità è una conquista da rinnovare non solo ad ogni compleanno ma ogni giorno.

Nel film del mio Sve aggiungo un nuovo personaggio: Alice e il suo paese delle meraviglie. Perchè desidero esplorare e riconoscere le meraviglie che ho dentro di me. Voglio indossarle non solo come una maschera di Carnevale ma come una coperta che mi avvolga per tutta la vita.

Versione in spagnolo

Report VI – aprile 2017

«Tu credi nella fate, Peter?» gli chiese Campanellino. «Sí, io credo nelle fate.»
Molte volte vorremmo che delle fatine magiche arrivassero e che, con il loro potere, ci permettessero di volare sopra le cose noiose, dolorose e difficili della vita.

Tre mesi fa desideravo che una di loro arrivasse per cancellare la delusione che provavo per ciò che era accaduto con l’altro volontario. Ci aveva lasciato da un giorno all’altro: non era la prima volta che soffrivo un abbandono, senza ragioni, anche se questo non aveva paragone con l’altro, più lontano nel tempo.

Volevo mollare il mio sogno di scrivere un racconto per bambini, di dar forma al mio progetto personale nel volontariato con la Fondazione Alonso Quijano. Inoltre mi mancavano molto la mia famiglia e i miei amici. Perché continuare a vivere qui? Lontana da tutto il mio mondo, eppure sempre così vicina alla delusione.

Non importa dove mi trovi, le mie paure e le mie cicatrici si nasconderanno sempre tra i vestiti piegati nella valigia pronta per partire .

«Tu credi nelle fate, Peter?» gli chiese Campanellino. «Sí, io credo nelle fate.»

Oggi è il 22 aprile. Sono le 22.35 e sto scrivendo il resoconto di ciò che mi è accaduto negli ultimi due mesi. Questa mattina abbiamo debuttato con “Vuelacuento” e i bambini sono rimasti estasiati, e questo è solo l’inizio.

“Che cos’è Vuelacuento?” Beh..Vuelacuento è il mio sogno diventato realtà. È il mio volo dopo che, tre mesi fa, stavo pensando di chiudermi di nuovo nel mio bozzolo.

Un giorno scelsi di nuotare fra le onde della mia immaginazione, invece di annegare nella sofferenza della delusione. La vita, ancora una volta, mi aveva dato una carta che non mi aspettavo e con essa avrei dovuto scrivere i miei giorni: potevo restare sulla nave dei rimpianti, o scendere e nuotare nel mare della vita.

Scelsi di scendere, anche se non sapevo dove andare. Ma sapevo molto bene da dove venivo.

Presi la mia valigia piena di sogni e mi ricordai di quella ragazza straniera che era giunta a Málaga, alcuni mesi fa. Aveva lottato per anni per arrivare lí, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua vita.

Il suo passato era tornato già a farle visita, come una tempesta di nuvole oscure, pronto a toglierle i suoi sogni.

La strega delle tempeste interiori le stava preparando una pozione malvagia, capace di divorare i suoi desideri, ancora una volta.

La ragazza straniera nella notte oscura raccontò i suoi sogni alle stelle che seppero ascoltarla e aiutarla ad esprimersi. La luna, intanto, le sorrideva: Lei sapeva illuminare tutti i sognatori perché Lei era la prima sognatrice del mondo.

Nelle notti gelide la ragazza straniera poteva sentire tutto il calore dell’amore e del sostegno della famiglia e dei suoi amici. Non importava che fossero lontani, lei portava il sole del loro affetto dentro di sé: era cresciuta grazie ad esso. Fuori, però, la ragazza straniera aveva perso la sua luce: il suo sorriso era imprigionato in un bozzolo. La strega dei sogni perduti stava vincendo.

Un giorno la ragazza, diventata straniera a se stessa, ascoltò con coraggio la sua vera voce, finalmente. Nonostante le sfide che doveva affrontare, scrisse un racconto per bambini come lei.

Bambini che, con impegno e volontà, si danno l’opportunità di mettere le ali ai propri sogni.

Questa mattina mentre raccontava…mentre raccontavo del magico mondo di Vuelacuento, mi sembrava di sognare ma i sorrisi dei bambini mi hanno ricordato che il mio sogno stava diventando realtà.

«Tu credi nella fate, Peter?» gli chiese Campanellino. «Sí, io credo nella fate» e Peter volò.

Credo nella fatine magiche che vivono dentro di me e, grazie a loro, volo come una farfalla.

Imprigionata nel mio bozzolo per molto tempo, ora il mio volo è un volo che sa di libertà, che sa di vita.

Ai personaggi del film del mio Sve, questa volta voglio aggiungere Peter Pan. Perchè per ogni Peter Pan che aspetta una fatina magica per volare, esistono Peter Pan, come me, che hanno imparato a volare, credendo nelle proprie fate magiche.

Versione in spagnolo

….e qui un bel video di ricordo in parole e immagini del Taller di scrittura creativa
https://www.youtube.com/watch?v=rnVJAd4hP2s

Maggio – Video per celebrare la Festa dell’Europa, 9 maggio

Per celebrare assieme a noi la Festa dell’Europa, Giuliana ha realizzato un bel video che è stato proiettato durante l’evento organizzato da Arci Servizio Civile FVG il 10 maggio dal titolo “I giovani e l’Europa
“eccomi qui con il video testimonianza dello Sve…”mettersi nei panni dell’altro”…in tutti i sensi. Spero vi piaccia e spero che possa riassumere l’entusiasmo e il vero senso di quest’esperienza.”
https://www.youtube.com/watch?v=JacEyQ4PR4E

Report VII – giugno 2017

Con i piedi scalzi affondati nella sabbia e le mie mani che mi proteggono in un abbraccio che desidero darmi, osservo uno di quei dipinti che toccano l’anima e riempiono gli occhi di meraviglia.

Il quadro speciale che sto guardando non è esposto in un museo tradizionale: il suo soffitto è un cielo stellato, il pavimento è un tappeto di granelli di sabbia, e le sue pareti scompaiono nell’ immensitá di una notte magica.

È la notte di San Giovanni, 23 giugno. Mi trovo nella spiaggia della Misericordia, nella mia Málaga. Il fuoco è il vero protagonista di questa scena: mentre il faló brucia, il fumo che si allontana da quelle ceneri non m’impedisce di intravedere i fuochi artificiali che si stagliano nel cielo. Energia pura che esplode e si apre in forme e colori che rapiscono lo sguardo e si annidano nei ricordi.

“Dancing Queen” degli Abba risuona nell’aria, mentre centinaia di lanterne volanti ricolme di desideri, raccontano alle stelle che sulla terra ci sono persone che sognano di brillare come loro.

Stringendo forte nella mano un pezzo di carta con la lista delle cose negative che voglio scacciare dalla mia vita, i miei occhi e il mio cuore si emozionano di fronte a questo dipinto che riproduce le sfumature del mio presente.

Le ferite che una persona porta con sé bruciano e continuano a bruciare per molto tempo, producendo cosi tanto fumo da non permettere di vedere nè dove ci si trovi nè verso dove si voglia andare. Ci si sente soffocare fra le ceneri di un passato che disorienta la bussola della vita.

Per molto tempo mi sono sentita cosi, senza una meta, imprigionata in una nebbia senza fine. Peró sapevo che dietro il fumo mi stavano aspettando fuochi artificiali pronti a danzare in tutto il loro splendore, nella pista da ballo del cielo.

Sei anni fa cominciai a ballare nel fumo lasciato dalle persone che non hanno mai saputo valorizzarmi. Incominciai a muovere quei primi passi che la maggior parte delle persone pensavano non fossi in grado di fare. Ballando in mezzo alle difficoltà, alle sfide e agli imprevisti, mi resi conto che non solo potevo ballare come una “ Dancing Queen” ma che potevo ballare sulle note della musica che più mi piaceva. Una musica composta sulle corde dei miei sogni e accompagnata dall’entusiasmo e dalla fiducia in essi.

Ieri ho gettato la lista delle cose che non voglio più nella mia vita e l’ho osservata mentre bruciava. In quel momento non mi sono soffermata più sulla sofferenza provata ma sul calore che ho saputo, nonostante tutto, portare nella mia vita grazie alla forza di volontà e all’entusiasmo.

Il calore di una famiglia che appoggia le mie scelte e mi ama, il calore dell’affetto dei miei amici e della famiglia che mi sono creata qui, il calore del valore che finalmente mi riconosco e che desidero concedere anche ai miei sogni affinché prendano il volo come le lanterne volanti.

Alla fine il “rituale” della notte di San Giovanni prevedeva di tuffarsi nel mare. Mentre nuotavo nel mare di Málaga, mi sentii veramente rinascere.

Maggio e Giugno mi hanno regalato, fra ulteriori sfide, questa sensazione di un battesimo rinnovato.

Dopo molti mesi vissuti nel fumo ma con lo sguardo fisso ai miei fuochi artificiali, finalmente comincio a godermi il quadro che mi ha impegnata per svariati anni e che mi è costato molte energie.

Cos’è cambiato? Il mio sguardo, su di me e su quello che desidero nella mia vita.

Nella notte più corta dell’anno mi sono regalata un ricordo eterno: questa volta ai personaggi del mio film dello Sve voglio aggiungere una colonna sonora.

“Dancing queen”: non importa se un mese mi senta troppo idealista come Don Chisciotte, o il mese successivo mi senta piena di paura ma coraggiosa come Audrey Hepburn di fronte alla bocca della verità della vita, o ancora perseguitata dal fantasma del passato come Scrooge.

Continuerò a ballare, dandomi l’opportunità di aiutare i miei sogni a raggiungere le stelle, volando sopra il fumo di una vita che mi ha insegnato ad essere davvero una “ Dancing queen”.
Versione in spagnolo

REPORT FINALE – 07.09.17

Mi trovo qui, in Italia, nella mia Trieste. Esattamente un anno fa stavo per prendere l’aereo che mi avrebbe portato a Málaga, dove avrei scritto fra le pagine immacolate del mio Sve (Servizio di Volontariato Europeo).
Era l’inizio, era un nuovo inizio, in tutti i sensi.
Oggi di fronte alle pagine bianche che appaiono sul mio computer, salgo sull’aereo dei ricordi per tornare un’altra volta al mio destino, a Málaga. Un anno fa la mia immaginazione navigava fra le aspettative, i dubbi e le paure; oggi cullo le mie emozioni, cercando le parole più adeguate per descrivere tutto quello che questa esperienza mi ha lasciato.

Ogni mese vi ho raccontato come ciò che ho vissuto sia diventato un personaggio dentro di me: una “Don Chisciotte” coraggiosa che lotta contro i mulini a vento generati dai fantasmi della sua mente, una “Audrey Hepburn” che scopre con sorpresa e coraggio molte verità, una “Connor” del film “Un mostro viene a trovarmi” che crede nel potenziale reale dei racconti per affrontare i mostri cattivi della vita, una “Scrooge” incatenata al passato che comincia a valorizzare il suo presente, una “Alice” che scopre le meraviglie della sua anima, una “Peter Pan” che con cuore di bambina e coscienza da adulta si impegna affinché le sue fatine magiche possano volare e infine una “Dancing Queen” che ha imparato a ballare, seguendo il ritmo dei suoi sogni e dei suoi talenti.
Ma questo incredibile film non l’ho girato sola: ci sono altri personaggi che hanno scritto questo capitolo con me e voglio dedicare proprio a loro quest’ultimo racconto sul mio Sve.

Ricordo ancora quel giorno all’aeroporto, nella zona degli arrivi, Belén mi aspettava con un fiore tra i capelli, una camicetta con della farfalle dipinte e un sorriso così tenero e accogliente da farmi sentire come a casa. Belén è stata la mia “Capa” (nomignolo che non le piace molto) e la mia supervisor, oggi è come una seconda mamma e un’amica per me. Belén mi ha sempre sostenuta, mi ha dato molta fiducia, mi ha insegnato ad essere buona con me stessa, ad avere pazienza e ha creduto in me. Quando penso a lei penso ad una carezza lunga un anno, di quelle che ti fanno sentire protetto, nonostante gli incubi.

Alfonso è stato il mio coordinatore nel progetto “Guarisci con i libri” nell’Ospedale Infantile di Málaga, il mio scenografo personale per il racconto che ho scritto e la mia dose quotidiana di stress e affetto. Ci siamo provocati ma anche voluti bene con la stessa spontaneità e onestà dei bambini, senza filtri. Alfonso è stato il mio specchio e, attraverso la sua personalità però soprattutto i suoi tentativi di migliorarsi e confrontarsi con me, mi ha insegnato a valorizzare la mia anima forse troppo ingenua ma entusiasta come quella di una bambina. È stato lui a farmi arrabbiare in alcune occasioni ma è stato anche lui quello che mi ha detto in faccia: “Mi manca il tuo sorriso”, quando veramente l’avevo perduto. Quando penso a lui penso ad un bambino che difende con tutto se stesso quello che ha costruito e le persone che ama perché sono il suo carburante vitale. È un bambino che è cresciuto con un cuore senza limiti.

Carmen è stata la mia insegnante di spagnolo, oggi è come una seconda madre e un modello di donna per me. I nostri “compiti” assieme si sono trasformati presto in una relazione di stima e fiducia. Lei sapeva quando essere esigente con me, quando era il momento di valorizzarmi e con il tempo è riuscita a riconoscere anche i miei stati d’animo, solo leggendomi negli occhi. È stata lei a consegnare i miei testi a Belén quando mi intimoriva farlo e loro due assieme mi hanno spronata a riconoscere e a coltivare il mio dono. Mi ha sempre dimostrato affetto, mi ha dedicato tempo ed energie e mi ha insegnato a valorizzare la mia personalità forte e coraggiosa. Quando penso a lei penso ad una mano appoggiata sulla mia spalla, mentre mi guarda con orgoglio nel mio cammino.

Raúl è il Presidente della Fondazione, una persona piena di cultura, umile e tranquilla. Mi ha permesso di concretizzare molte delle idee che avevo, anche se al principio parevano molto rischiose. Mi ha permesso di esprimermi attraverso una Fondazione che è soprattutto un progetto di vita basato su una profonda convinzione personale e lo ha fatto con estrema generosità. Ha investito su di me. Raúl non mi ha accolto solo nella Fondazione ma anche in un altro luogo importante, a casa sua con sua moglie, Nicoletta. Un esempio di eleganza, sensibilità e autenticità. Quando penso a loro, penso che veramente accanto ad un grande uomo – e non dietro – c’è una donna speciale. L’umiltà è un tesoro senza decorazioni superflue.

Tiziana è arrivata il 5 marzo: lei ha saputo guardare verso la luce e il calore delle idee positive e dei sentimenti che io cercavo di nascondere. È stata il mio girasole. Con molta pazienza ed entusiasmo, si è trasformata nella compagna di viaggio con la quale ho condiviso 5 mesi pieni di emozioni, soddisfazioni, esperienze positive e negative. Potevo fidarmi di lei nel lavoro e fuori: so che continueremo coltivando la nostra amicizia perché possa essere un girasole stupendo nelle nostre vite. Tiziana e io siamo state una squadra basata sulla fiducia, sull’amicizia e su un sogno in comune. Siamo state parte di un gruppo ancor più grande che da 17 anni lavora con profonda convinzione perché la lettura diventi uno strumento di crescita umana e culturale.

Un anno e mezzo fa mentre cercavo un progetto per il mio volontariato, trovai quello della Fondazione Alonso Quijano. Mi innamorai a prima vista perché potevo riconoscerci tutto quello che avevo sperimentato nella mia vita: i libri mi hanno messo le ali per volare sopra le cose dolorose della vita per guardarle dall’alto. Mi hanno dato le risorse per immaginare una vita differente e tornare a calpestare con coraggio il suolo delle cose che mi facevano soffrire. L’immaginazione alimentata dai libri e dalla mia grande passione – il teatro – mi ha spalancato il cielo delle strade per raggiungere i miei sogni. Mi ha mostrato sentieri per muovermi sul terreno della realtà, cercando di cambiare quello che mi impediva di camminare. Cielo e terra, sogni e realtà: siamo sicuri che non possano convivere? I volontari di “Spagnolo per gli immigrati” e di ”Guarisci con i libri” – due dei principali progetti della Fondazione Alonso Quijano – mi hanno insegnato che il tempo è prezioso e lo è ancor di più quando si sceglie di dedicarlo a quelli che ne hanno davvero bisogno.

Questa Fondazione e tutti i suoi volontari mi hanno dimostrato ancora una volta che leggere è importante e che leggere le persone è fondamentale. Porto nel mio cuore il ricordo di molti immigrati che non erano neppure capaci di guardarmi negli occhi, che non sapevano una parola di spagnolo e che, attraverso il lavoro straordinario dei volontari, alla fine ci hanno ringraziato con occhi e sorrisi pieni di vita, pronti per cominciare a comunicare, a relazionarsi, a vivere.

Porto nella mia anima tutti i bambini che ho incontrato nell’ospedale: un libro non cambia la situazione però il gesto di donare un viaggio con l’immaginazione, sì che cambia i loro sguardi su quello che stanno vivendo. I volontari – non posso nominarli tutti – sono persone speciali che mi hanno regalato molti momenti di sorrisi, appoggio e umanità.

Grazie alle mie coinquiline e a tutti gli amici che ho conosciuto in quest’avventura e con i quali ho condiviso la quotidianità, i momenti di felicità e di riflessione.

Grazie a Mattia e Serena (Europe Direct Trieste) per il loro lavoro però soprattutto per aver condiviso con me risorse, emozioni e consigli. Mi hanno seguita a distanza con passione, umanità e professionalità.

Grazie a Rocío, una donna incantevole e piena di cultura, che lavora con una sensibilità che non s’impara sui libri. Guardandola all’opera, mi ha fatto brillare gli occhi.

Grazie al Teatro Cervantes ed in particolare ad Antonio Sanchéz – ufficio stampa del teatro – che mi hanno dato l’opportunità di assistere a molti spettacoli della Festa del Teatro, scrivendo poi delle recensioni culturali. È stata un’esperienza meravigliosa.

Grazie anche alle persone che mi hanno delusa, a quelli che mi hanno fatto paura, a chi non mi ha valorizzata o presa sul serio, a chi mi ha tolto il sonno e a chi ha tentato di distruggere i miei sogni. Non mi avete cambiato: continuo ancora più coraggiosa, entusiasta e orgogliosa di me.

Grazie alla mia famiglia e ai miei amici che mi hanno permesso di volare lontana da loro: hanno convissuto con la mia assenza perché io potessi trovare il mio posto nel mondo. Senza di loro oggi non avrei le mie “ali da farfalla”.

Mi fa male mettere l’ultima parola su quest’esperienza e mentre scrivo mi commuovo. Le mie lacrime sanno di sale, ricordi ed emozioni. Non finisce nulla, questo è solo l’inizio. In quest’anno ho imparato che tutto quello che mi serve è: un’àncora di valori e persone che mi supportano, un cuore generoso ed entusiasta e un’opportunità per navigare con il mio scrigno di esperienze e sentimenti verso le pagine immacolate della prossima tappa della mia vita.
Grazie di cuore.